//
you're reading...
Books

Kant e l’irrazionale

schermata-2013-01-30-a-10-28-56Kant e l’irrazionale (Milano-Udine: Mimesis [Filosofie n. 258], 2013).

Frontmatter and Table of Contents <- click here

Prospectus: Kant e l’irrazionale è la seconda edizione corretta, aggiornata e notevol­mente ampliata del libro La logica dell’irrazionale. Studio sul significato e sui problemi della Kritik der Urteilskraft (Milano-Udine, Mimesis 2010). Nell’arco di questi tre anni ho avuto occasione di confrontarmi con diversi studiosi e di approfondire alcuni aspetti che nella prima stesura avevo in­tenzionalmente lasciato da parte, come ad esempio la dottrina del sublime e la deduzione dei giudizi di gusto. A differenza della prima edizione, questa seconda è molto più snella, di­retta e incisiva, e si focalizza maggiormente sulla tesi centrale: la proposta di interpretare la Critica del Giudizio come una logica dell’irrazionale. La prima edizione era costituita da nove capitoli, che in questo volume sono stati rielaborati in sei parti più ampie. Anche la struttura interna del libro è radicalmente cambiata: l’ordine dei capitoli centrali è stato invertito. In ag­giunta alla prima edizione, la seconda include una discussione sul proble­ma della “validità” e “oggettività” dell’esperienza non concettuale, un’ana­lisi della deduzione dei giudizi di gusto e una sezione sul sublime. Credo che l’originalità del mio contributo sia riassumibile in tre punti: 1) in primo luogo si stabilisce una nuova datazione della composizione del testo della Critica del Giudizio; 2) in secondo luogo si offre per la prima volta un’e­saustiva ricerca sul concetto di “Giudizio” in Kant al fine di stabilirne na­tura e funzione; 3) in terzo luogo si interpreta la Critica del Giudizio come il tentativo kantiano di fondare una logica del non concettuale che dia ra­gione della totalità dell’esperienza, in una direzione che conduce all’elabo­razione di una logica ermeneutica.

Il presente volume tratta della logica dell’irrazionale, nel senso che si è chiarito in precedenza, con speciale riferimento alle dottrine esposte nella Critica del Giudizio. Leggere la Critica del Giudizio come una lo­gica dell’irrazionale è una particolare prospettiva che permette un’interpretazione sistematica del testo kantiano. È su questo filo conduttore che si intersecano tutte le ricerche del libro.

Il secondo capitolo, La genesi della Critica del Giudizio, è uno stu­dio storico-genetico, condotto attraverso la metodologia della storia dei concetti e della storia delle fonti, di come Kant sia venuto a concepire lentamente, a partire dalla fine degli anni Sessanta fino ai primi anni Novanta, l’idea di una logica non epistemica affiancata alla logica tra­scendentale. In particolare si seguono due direzioni d’indagine: da una parte è ricostruita la composizione del testo nelle sue fasi finali attra­verso prove documentarie quali i cataloghi delle fiere e l’epistolario (§ 5), dall’altra sono analizzati quei temi che hanno portato Kant a scopri­re prima una deduzione dei giudizi di gusto e poi la via riflettente nella considerazione del mondo (§§ 6-8).

Il terzo capitolo, Spontaneità e Giudizio, tratta degli aspetti psicologici dell’estetica kantiana. In particolare il capitolo esamina il fondamento psi­cologico originario della soggettività dal quale scaturiscono l’attività este­tica e quella logica. Si tratta della spontaneità dello spirito che vivifica le facoltà dell’animo, giudica rispetto agli oggetti della conoscenza e rappre­senta il punto di riferimento di ogni esperienza empirica e trascendentale (§§ 9-10). L’interesse è poi spostato su quella particolare attività della spontaneità dell’animo che giudica. In modo specifico sono analizzate tut­te le principali occorrenze di Giudizio (Urteilskraft), come anche di facol­tà di valutare o giudicare (Vermögen zu be/urteilen), a partire dai primi scritti pubblicati sino alla Critica del Giudizio. L’attenzione è posta soprat­tutto sul “decennio silenzioso”, cioè fra il 1770 e il 1780, quando Kant, te­nendo lezioni di antropologia, ha elaborato la sua teoria del Giudizio confrontandosi direttamente con le dottrine psicologiche esposte nella Metafisica di Baumgarten (§ 11). La determinazione della natura del Giu­dizio consente di comprendere in modo più efficace i suoi vari usi e le sue varie distinzioni, come quella fra Giudizio riflettente e Giudizio determi­nante. È il Giudizio riflettente che presiede a ogni inferenza della logica dell’irrazionale, poiché il Giudizio determinante specifica l’oggetto della conoscenza solamente attraverso i concetti puri dell’intelletto in modo epi­stemico. Invece, il Giudizio riflettente svolge due funzioni principali: valu­ta il bello e giudica rispetto alla conformità a scopi. Queste due funzioni, che in realtà hanno una dipendenza reciproca, si possono identificare con il Giudizio estetico per quanto concerne il bello e con il Giudizio teleologico per quanto concerne la conformità a scopi (§ 12).

Il quarto e il quinto capitolo esaminano le inferenze logiche del Giudi­zio, individuando una logica dell’estetica e una logica della teleologia. Il quarto capitolo, La logica dell’estetica, inizia con un’indagine sulle argo­mentazioni logiche che costituiscono l’estetica a partire dalle riflessioni aristoteliche sino alle sistematizzazioni rinascimentali, per poi tracciare questa eredità nel pensiero baumgarteniano e kantiano, in modo particola­re nei processi logici dell’induzione e dell’analogia (§ 13). La seconda par­te del capitolo tratta in modo specifico della logica dell’estetica e della fun­zione propria del Giudizio estetico nel valutare i particolari e nel ricercare gli universali concreti intesi come esempi. L’universalità dei giudizi di gu­sto fondata sull’esemplarità e dimostrata attraverso la deduzione non è re­ale, ma è solo presupposta come se i giudizi di gusto fossero necessari e universali al pari dei giudizi logici. Il bello come esempio è il simbolo del­la moralità che spinge la ragione verso una considerazione teleologica del­la natura come se la natura fosse orientata a fini rispetto a un principio in­telligente e morale. In questo senso il Giudizio estetico spinge a concepire un Giudizio teleologico e ne rappresenta il suo stesso fondamento. In ulti­mo, viene caratterizzata l’originarietà del Giudizio estetico rispetto al Giu­dizio teleologico e ne vengono mostrate le sue affinità con le teorie sul giu­dizio elaborate da Baumgarten (§ 14). La terza sezione del capitolo, invece, analizza il ruolo del sublime come concetto-limite della logica dell’irrazio­nale (§ 15).

Il quinto capitolo, La logica della teleologia, esamina la logica della te­leologia e le inferenze logiche atte a valutare, almeno euristicamente, la conformità a scopi degli oggetti naturali e a spiegare la necessità di un prin­cipio morale (§ 16). In particolare sono analizzate l’analogia trascendenta­le come argomentazione specifica della teleologia fisica e l’abduzione tra­scendentale come argomentazione specifica della teleologia morale (§ 17).

L’ultimo capitolo, Ermeneutica e logica speciale, tratta del problema dell’esperienza senza concetti e di come dal tentativo di fondarne a priori una logica che possa far parte della filosofia trascendentale, Kant elabori una logica ermeneutica capace di interpretare e significare il mondo con i suoi eventi e i suoi oggetti (§ 18). Il paragrafo conclusivo mostra la porta­ta rivoluzionaria della concezione kantiana della logica dell’estetica e del­la teleologia, cioè della logica dell’irrazionale, per tutta la filosofia del XIX e del XX secolo (§ 19).

Advertisements

Discussion

Comments are closed.

Twitter Updates

Blog Stats

  • 30,958 hits
%d bloggers like this: