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La Logica di Thomas Hobbes

Che cosa fa la mente quando pensa? Qual è l’oggetto del suo pensiero? Che relazione sussiste fra ciò che è pensato e ciò che è conosciuto? C’è corrispondenza fra ciò che si pensa e ciò che si comunica agli altri? Sono questi alcuni dei quesiti che il grande filosofo Thomas Hobbes (1588-1679) si pone alle soglie della modernità, in un periodo di transizione fra la fine della filosofia scolastica e l’affermazione della nuova scienza moderna. Le sue risposte non solo hanno un significato storico importante, ma anche una rilevanza decisiva per le contemporanee filosofie della mente: la mente è un computer che calcola e il suo pensiero è costituito da operazioni fra concetti, parole, proposizioni e discorsi.

Per ragionamento intendo il calcolo. Calcolare significa cogliere la somma di più cose aggiunte l’una all’altra, oppure, conoscere quel che rimane se si detrae una cosa dall’altra. Ragionare pertanto equivale ad addizionare e sottrarre, e se poi uno vi aggiungesse moltiplicare e dividere, non mi opporrei, dal momento che la moltiplicazione equivale all’addizione di termini uguali, e la divisione alla sottrazione di termini uguali tante volte quanto è possibile. Ogni ragionamento quindi si riduce a due operazioni mentali, addizione e sottrazione. –– Thomas Hobbes

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